Donatello, Brunelleschi, Lo Scheggia, Beato Angelico. Presenta anche degli inediti la mostra al Museo della Basilica. Grande successo di pubblico.

Il 24 ottobre è stata inaugurata la mostra Tra Terra e Tempera, Pittura e Scultura a confronto attraverso i Maestri del Rinascimento; la mostra si teneva al Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie, nella città di San Giovanni Valdarno, e si è conclusa il 6 gennaio 2010. La Castelnuovese e la Sta – Società Toscana Ambiente sono tra gli sponsor di questa preziosa iniziativa culturale, assieme alla Polynt ed alla Banca Etruria, main sponsor.
L’obiettivo della mostra è stato quello di illustrare i caratteri salienti del primo Rinascimento e in particolare il dialogo tra scultura e pittura, attraverso capolavori di altrettanti grandi maestri: Beato Angelico, Filippo Brunelleschi, Donatello e Lo Scheggia, esposti in rapporto alla collezione del Museo, composta soprattutto da dipinti del primo Quattrocento fiorentino, tra cui la straordinaria Annunciazione del Beato Angelico, una delle tre su tavola – le altre due sono custodite a Madrid, Museo del Prado e a Cortona, Museo Diocesano.
La mostra è stata organizzata e curata da Michela Martini, direttore del Museo della Basilica, attraverso lunghi mesi di lavoro. Si tratta di una mostra che ha segnato una continuità con le grandi esposizioni realizzate negli anni precedenti a San Giovanni Valdarno e ad Arezzo: Il Fratello di Masaccio, Giovanni di ser Giovanni detto lo Scheggia, poi Masaccio e le Origini del Rinascimento ed infine I Della Robbia. Il dialogo fra le arti. Anche questa mostra propone il confronto tra Brunelleschi e Donatello e ripropone il primato della scultura sulla pittura in quel processo che portò, con il Rinascimento, ad una nuova concezione dell’arte e dell’uomo. Come scrisse Luciano Bellosi nella presentazione della grande mostra su Masaccio: “nella via che porta all’arte del Rinascimento, prima viene la scultura e solo più tardi l’architettura e la pittura” sottolineando come attraverso la riscoperta di Brunelleschi della scultura in terracotta, si siano manifestati i primi fondamentali principi innovatori dell’epoca. Ne sono un chiaro esempio le due splendide Madonne adesso in mostra dove “la ricerca dell’humanitas, un nuovo naturalismo, la sperimentazione di arditi scorci e l’effetto di plasticità rivelano la nuova concezione rinascimentale dell’arte”.
Di Donatello era esposta la bellissima Madonna col Bambino, detta anche Madonna della Mela, opera del 1420 ca., proveniente dal Museo Stefano Bardini di Firenze, una scultura in terracotta dipinta dalla sconvolgente personalità e carica emotiva, di fronte alla quale si percepiscono i giganteschi risultati umanistici raggiunti dalla scultura rinascimentale. C’era poi la Madonna col Bambino detta anche Madonna di Fiesole, altra terracotta dipinta attribuita a Brunelleschi. Questa opera si trovava pressoché dimenticata nella Sala vescovile di Fiesole; è grazie ad un restauro operato lo scorso anno presso l’opificio delle Pietre Dure che si è scoperta la sua grandezza, si è potuto verificare che si trattava di un’opera di “prima mano”, cioè di un prototipo e non di un multiplo, come allora si usava fare con le terracotte, e che la mano che l’aveva modellata era quella del grande Filippo Brunelleschi. Quella presso il Museo della Basilica è una delle sue prime apparizioni in pubblico e sarà un privilegio poterne ammirare la straordinaria bellezza.
Veniva poi esposta per la prima volta una Madonna col Bambino, in fase di restauro, che proviene da Terranuova Bracciolini; questa invece è appunto un “multiplo”, una riproduzione in stucco dipinto da quelle che erano le matrici ricavate dai modelli creati dai grandi artisti, da Donatello e Brunelleschi. La Madonna si trovava in un tabernacolo nelle mura medievali del paese, poi fu introdotta in un’abitazione privata e qui è stata conservata, di generazione in generazione, fino ad oggi.
Altra opera inedita, che resterà in custodia presso il Museo della Basilica, è costituita da un fronte di cassone di Giovanni di ser Giovanni, detto Lo Scheggia, fratello del più famoso Masaccio, nativo quindi di San Giovanni, che nel suo paese, a differenza del fratello, ha lasciato alcune sue opere. Questo cassone illustra la storia di Traiano e la Vedova: narra la leggenda che un figlio dell’imperatore avesse travolto ed ucciso con il suo carro il figlio di una vedova e che Traiano, uomo giusto che Dante colloca in Paradiso nonostante fosse un pagano, avesse ripagato la tragica perdita lasciandole lo stesso suo figlio. Si tratta di un cassone di quelli che nel ‘400 contenevano i corredi degli sposi, per i quali Lo Scheggia fu un celebre produttore e decoratore in Firenze, nel corso della sua lunga vita. Questo particolare cassone fu acquistato intorno al 1870 e finì da Firenze a Lipsia, proprietà della famiglia Brockhaus, editori di libri. Manfred Brockhaus, oggi proprietario di questa come di altre importanti opere del Rinascimento italiano, ha deciso di donarlo alla città di San Giovanni Valdarno, dopo averla visitata e dopo essersi reso conto di quanto il nostro Museo fosse un luogo adatto a custodire l’opera. Il fronte di cassone dipinto, esposto al pubblico per la prima volta in occasione della mostra Tra Terra e Tempera, resterà a San Giovanni Valdarno per sempre.
Infine veniva presentato un frammento di affresco, proveniente dal Museo Nazionale di Palazzo Venezia, a Roma, con il Volto di Cristo. Pur trattandosi di un frammento, riferibile ad un Battesimo o ad una Resurrezione, ha un fascino enorme. La possibilità di osservare da pochi centimetri il dipinto ci convince della grandezza della tecnica del Beato Angelico e del grande ed intenso contenuto emotivo delle sue opere, che nascevano, come si sa, da preghiera, contemplazione e meditazione teologica, essendo l’Angelico un frate domenicano, ordine di teologi e predicatori.
Il prestito è stato possibile a seguito della mostra romana su Beato Angelico e l’alba del Rinascimento, nella quale occasione la nostra Annunciazione è stata prestata ai Musei Capitolini.
La cerimonia di inaugurazione della mostra ha visto la partecipazione di numerose personalità, politici e storici dell’arte: il Sindaco di San Giovanni, Maurizio Viligiardi, il Presidente della commissione cultura della Regione Toscana, Enzo Brogi, l’Assessore provinciale alla cultura, Rita Mezzetti Panozzi, il Vescovo di Fiesole, mons. Luciano Giovannetti, la Direttrice del Museo della Basilica e curatrice della mostra e del catalogo, Michela Martini, Luciano Bellosi, storico dell’arte, profondo conoscitore di Masaccio e dello Scheggia, Liletta Fornasari, storica dell’arte e curatrice dell’itinerario che integra la mostra. A proposito dell’itinerario, si tratta di un interessantissimo percorso che ha permesso di riscoprire e di valorizzare opere del periodo rinascimentale sparse in Valdarno; con questo percorso, studiato e suggerito dalla Fornasari, si potrà meglio ricomporre il panorama artistico dell’epoca in una terra, il Valdarno, che sta rafforzando la propria importanza grazie alla valorizzazione dei suoi musei e di numerose opere d’arte, a volte poco conosciute o poco accessibili, ma di grande valore.
La Castelnuovese crede fermamente che la cultura e la consapevolezza del valore della propria terra contribuiscano a rendere migliori i rapporti umani e la vivibilità di un’area. Senz’altro con ricadute anche di natura economica e a vantaggio del benessere generale. Non si tira indietro, quindi, quando iniziative del genere vengono realizzate, contribuendo con i propri mezzi al loro successo.